Di seguito rispondiamo alle domande più frequenti che ci vengono fatte in merito al nuovo servizio Finsardegna Coronavirus HelpDesk.

Cos’è il servizio Finsardegna Coronavirus Helpdesk?

Finsardegna Helpdesk è un servizio del tutto gratuito che Finsardegna mette a disposizione dei propri soci per sostenerli in questo momento di grave difficoltà economica e sociale, determinato dal diffondersi del virus noto come “Covid-19” o “Coronavirus”.

Attraverso questo servizio, Finsardegna si propone di assistere le imprese affiancandole nelle aree di propria competenza, in particolare nel settore bancario-finanziario, dei contratti commerciali e dell’organizzazione aziendale interna.

 

A cosa serve?

Si tratta di un servizio di consulenza “a tutto tondo”, che coinvolge simultaneamente la gestione dei rapporti con le banche e gli altri istituti finanziari, degli accordi commerciali in essere o in procinto di conclusione, e l’organizzazione aziendale interna.

L’auspicio è di poter contribuire in tal modo ad una ripartenza rapida ed efficace delle imprese presenti sul nostro territorio, affiancandole nel percorso di ricostruzione del proprio valore e dei rapporti commerciali.

 

Come posso usufruire del servizio?

Ciascuna impresa può contattare Finsardegna telefonicamente o scrivendo una mail ai recapiti di seguito riportati. I suoi consulenti sono a vostra disposizione per aiutarvi nella soluzione dei problemi ed accompagnarvi passo dopo passo verso la fine dell’emergenza.

Per l’operatività dei servizi bancari – finanziari, potete far riferimento ai seguenti contatti:

AGENZIA SUD – CAGLIARI  – agenziasud@finsardegna.it
Andrea Latino –  334 6851319 – a.latino@finsardegna.it
Stefano Marras – 335 6026801 – marras@finsardegna.it
Paolo Lai – 335 6026824 – lai@finsardegna.it
Valerio Pillitu – 331 5710469 – pillitu@finsardegna.it

AGENZIA NORD – SASSARI – agenzianord@finsardegna.it
Silvia Delrio –  366 5627153 – delrio@finsardegna.it

AGENZIA OVEST – GUSPINI  – agenziaovest@finsardegna.it
Roberto Seruis – 335 6026696 – r.seruis@finsardegna.it

AGENZIA EST – TORTOLI  – agenziaest@finsardegna.it
Gianluca Barrui –  331 5710426 – barrui@finsardegna.it
Giuseppe Cabras – 335 1343197 – g.cabras@finsardegna.it


Per i servizi relativi ai contratti commerciali e alla gestione aziendale interna, i contatti di riferimento sono:

AREA CREDITO PROBLEMATICO – Francesca Melis – 070/8580375 – f.melis@finsardegna.it


 

E sui social network?

Finsardegna è attivamente presente anche su Facebook alla pagina https://www.facebook.com/finsardegna.it/

Mettete “mi piace” e restate sintonizzati con noi: presto saranno avviate nuove iniziative di informazione collettiva quali dirette e videoconferenze, ove potrete partecipare e dire la vostra, e ricevere da esperti e consulenti anche esterni le risposte che cercate.

FINSARDEGNA. DISTANTI, MA VICINI.

 

MORATORIA

 

1) Quali sono le misure di moratoria previste dal Decreto Legge “Cura Italia”?

[rif. Art. 56 comma 2 lettera a),b),c) del Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 (“Cura Italia”)]

  1. proroga al 30 settembre 2020 delle linee di credito accordate per aperture di credito in conto corrente e per anticipi su crediti
  2. proroga al 30 settembre 2020 dei prestiti non rateali con scadenza anteriore a tale data
  3. sospensione, fino al 30 settembre 2020, del pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020, per mutui o finanziamenti rateali per l’intera rata o per la quota capitale secondo quanto richiesto dall’impresa.

 

2) Quali sono le imprese e i soggetti che possono accedere alle moratorie?

Le micro, piccole e medie imprese (PMI), operanti in Italia, appartenenti a tutti i settori. Secondo la definizione della Commissione europea, sono PMI le imprese con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro. Sono ricomprese tra le imprese anche i lavoratori autonomi titolari di partita IVA.

 

3) Quali sono i requisiti che deve avere l’impresa per ottenere la moratoria dei finanziamenti?

L’impresa deve essere in bonis alla data del 17 marzo 2020, vale a dire che non ha posizioni debitorie classificate come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate. In particolare, non deve avere rate scadute (ossia non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni.

L’impresa viene comunque considerata “in bonis” anche se ha già ottenuto misure di sospensione o ristrutturazione dello stesso finanziamento nell’arco dei 24 mesi precedenti.

 

4) Per le rate che scadono il 30 settembre si applica la moratoria?

Il periodo di sospensione comprende la rata in scadenza il 30 settembre 2020, vale a dire che la rata in scadenza il 30 settembre non deve essere pagata.

 

5) Quali condizioni economiche si applicano alla moratoria?

La normativa prevede espressamente l’assenza di nuovi e maggiori oneri per entrambe le parti, le imprese e le banche.


 

NUOVA LIQUIDITA’

 

1) Sono previste misure per far ottenere nuova liquidità?

Si. Sono previste misure che prevedono il potenziamento e l’intervento in qualità di garanti del Fondo di garanzia PMI, Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e SACE S.p.A. per agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese che necessitano di immediata liquidità.

 

2) Come posso accedere al credito garantito dal Fondo di garanzia PMI?

Attraverso il nostro servizio Helpdesk, sarete accompagnati in tutta la fase di istruttoria per l’accesso al credito agevolato. Basterà contattare i nostri consulenti ai recapiti sopra indicati nella sezione precedente.

 

3) Chi può presentare la domanda?

Le micro, piccole e medie imprese (PMI), operanti in Italia, appartenenti a tutti i settori. A seguito dell’entrata in vigore del Decreto Liquidità, l’operatività del Fondo è stata estesa anche ai professionisti e alle imprese Midcap(fino a 499 dipendenti). Si estende la garanzia del Fondo anche a imprese agricole e della pesca, prevedendo un’assegnazione di fondi a ISMEA.

 

4) Per quali operazioni posso ottenere la garanzia del Fondo PMI?

La domanda di accesso al credito agevolato, con intervento del Fondo PMI, è ammessa in via eccezionale:

– per operazioni fino a 5 milioni di euro per singola impresa.

– per operazioni di rinegoziazione del debito, a condizione che il soggetto finanziatore conceda nuova finanza per almeno il 10% del debito residuo;

– cumulativamente ad altre forme di garanzia, anche ipotecarie, in deroga ai vigenti limiti previsti dalla disciplina del Fondo, acquisite dal soggetto finanziatore per operazioni di importo e durata rilevanti nel settore turistico alberghiero e delle attività immobiliari;

 

5) A quali condizioni posso ottenere nuova liquidità con intervento del Fondo PMI?

L’intervento del Fondo opera diversamente a seconda dell’ammontare del finanziamento richiesto, secondo tre diverse fasce di operatività:

– per operazioni fino a 25 mila euro, la garanzia prevista è del 100 %, senza la necessità di valutazione del merito del credito;

– per operazioni da 25 mila euro e fino a 800 mila euro, la garanzia prevista è del 100 %, ma sarà necessario attendere la valutazione del merito del credito;

– per operazioni oltre 800 mila euro e fino a 5 milioni, la garanzia prevista è del 90 %, sempre a condizione che si superi la valutazione del merito del credito.

Tra le misure di agevolazione, è inoltre prevista l’esclusione del modulo andamentale ai fini della valutazione per l’accesso al Fondo, che pertanto avverrà esclusivamente sul modulo economico finanziario, consentendo così di ammettere al Fondo anche imprese che registrano tensioni col sistema finanziario in ragione della crisi connessa all’epidemia.

 

6) Quando non posso accedere alla garanzia diretta del Fondo PMI?

Sono in ogni caso escluse le imprese che alla data del 31 gennaio 2020 presentano esposizioni classificate come “sofferenze” o “inadempienze probabili” o che rientrino nella nozione di “impresa in difficoltà”.

 

7) E per il microcredito?

Per il microcredito è innalzato l’ammontare massimo dei 25 mila euro di finanziamento portandolo a 40 mila euro.

 

8) E per le imprese che non rientrano nell’ambito di applicazione del Fondo PMI?

Il decreto Cura Italia e il nuovo Decreto Liquidità hanno previsto ulteriori misure di garanzia dello Stato a favore di Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e della SACE S.p.A. per fornire provvista alle banche che finanziano imprese medio grandi che non beneficiano del Fondo PMI. Le modalità operative saranno rese disponibili nei prossimi giorni.

 

CONTRATTI COMMERCIALI

 

1) Cosa succede se a causa dell’emergenza non riesco a pagare i miei fornitori?

L’emergenza sanitaria in corso potrebbe costituire un’ipotesi di eccessiva onerosità sopravvenuta. Se così fosse, il mancato pagamento potrebbe non considerarsi inadempimento e la parte su cui grava l’eccessiva onerosità è legittimata a domandarne la risoluzione ovvero a proporre una equa modifica delle condizioni del contratto.

 

2) E per i canoni di locazione?

Anche in questo caso potrebbe trattarsi di un’eccessiva onerosità sopravvenuta. Tuttavia, nei casi di affitto d’azienda o di locale commerciale, essendo il contratto finalizzato all’esercizio di una determinata attività, il mancato godimento del bene oggetto del contratto potrebbe costituire un’ipotesi di impossibilità sopravvenuta, anche parziale (c.d. forza maggiore).
In quest’ultimo caso oltre alla rinegoziazione delle condizioni del contratto, è sempre possibile domandarne la risoluzione ovvero, in taluni casi, esercitare il diritto di recesso.

 

3) Cosa succede se sono in corso delle trattative?

In caso di trattative in corso, occorre prestare attenzione al contenuto del contratto e agli obiettivi di volta in volta prefissati dalle parti. Infatti, l’eventuale perfezionamento di un contratto in pendenza di una situazione come l’attuale pandemia potrebbe pregiudicare, per quello specifico contratto, la possibilità di valersi tanto dell’istituto della forza maggiore o quello dell’eccessiva onerosità sopravvenuta.
Ciò in quanto al momento della sottoscrizione del contratto, la pandemia non potrebbe più essere inteso come un evento straordinario ed imprevedibile.

Sarà inoltre importante non interrompere bruscamente le trattative in corso, in quanto potrebbero insorgere delle responsabilità a carico della parte recedente.

 

4) La mia impresa lavora in ambito turistico: cosa succede se ricevo richieste di disdetta?

Il governo italiano ha emanato una serie di decreti d’urgenza, tra cui, in particolare, il DL n. 9/2020, recante misure non solo sanitarie ma anche economiche allo scopo di attutire le conseguenze derivanti da tale emergenza.

Per quanto riguarda i contratti di pacchetto turistico, all’art. 28 del suddetto decreto è prevista la possibilità per i soggetti obbligati alla quarantena ovvero destinatari di provvedimenti restrittivi della libera circolazione di recedere dai contratti di viaggio programmati per il periodo di ricovero. In questo caso, l’operatore turistico potrà offrire al viaggiatore un pacchetto sostitutivo di qualità almeno equivalente, il rimborso integrale o l’emissione di un voucher.

 

5) E per il trasporto aereo/ferroviario/marittimo?

Il trasporto merci è sempre consentito e non ha subito restrizioni, almeno dirette, da parte dell’autorità governativa.

Per quanto riguarda le persone, si applicano i vincoli e divieti di cui ai DPCM 9 e 22 marzo 2020 e successive modifiche (motivi di lavoro, necessità o salute).

 

6) In caso di assicurazione dell’attività commerciale, l’epidemia è evento coperto dalla polizza assicurativa?

Per quanto riguarda i contratti di assicurazione, si suggerisce di verificare se gli eventi pandemici siano coperti dalla polizza, poiché diverse compagnie di assicurazione, dopo la diffusione della Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS) nel 2002-2003 hanno espressamente escluso le epidemie virali o batteriche dalle polizze standard di interruzione dell’attività e, quindi, tali eventi – anche qualora possano essere considerati, ai sensi del contratto di riferimento, tra gli eventi rientranti nell’alveo della forza maggiore – non sarebbero coperti dai contratti assicurativi.

 

7) Cosa succede se il contratto o l’operazione commerciale prevedeva una specifica clausola di forza maggiore?

In caso di inserimento nel contratto di una clausola specifica di forza maggiore, occorrerà verificare, in concreto, se questa restringe o estende il normale ambito di operatività della forza maggiore, in tal modo precludendo o favorendo l’applicazione degli strumenti di tutela normalmente attivabili (risoluzione / rinegoziazione / recesso).

 

8) Chiunque può avvalersi della “forza maggiore” o dell’”eccessiva onerosità sopravvenuta”?

No, solo chi si trovi nell’oggettiva impossibilità di adempiere a un proprio obbligo contrattuale a causa degli effetti negativi dell’emergenza (ad esempio, a causa dei divieti imposti dal DPCM 22 marzo 2020) ovvero gli risulti eccessivamente oneroso adempiere se non con uno sforzo sproporzionato alla propria prestazione, può invocare i rimedi contrattuali previsti per tali ipotesi.

In ogni caso, l’insorgere della pandemia non è automaticamente rilevante come causa di forza maggiore, ma tale rilevanza andrà valutata caso per caso, in base al contesto contrattuale di riferimento.

 

9) In caso di conflitto con fornitori o altre parti contrattuali cosa mi conviene fare?

Una soluzione diplomatica e condivisa è sempre da preferire, pertanto sarà opportuno mettersi in contatto con la parte in conflitto e cercare di venirsi reciprocamente incontro per soddisfare gli interessi di ambo le parti, compatibilmente con la situazione di emergenza.

 

GESTIONE AZIENDALE INTERNA

 

1) Posso controllare lo stato di salute dei miei lavoratori al momento dell’ingresso in azienda?

In base al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro, potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro.

 

2) Posso conservare i dati raccolti durante i controlli?

Il Protocollo condiviso Covid-19 suggerisce di rilevare la temperatura e non registrare il dato acquisito. È possibile identificare l’interessato e registrare il superamento della soglia di temperatura solo qualora sia necessario a documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso ai locali aziendali (es. usufruire di particolari permessi, ferie, forme di assistenza etc.)

 

3) Come deve avvenire la conservazione?

Il controllo della temperatura e l’acquisizione dei relativi dati personali del lavoratore sono sempre soggetti alle seguenti condizioni di conformità, sia pure in un contesto emergenziale, alla normativa sulla protezione dei dati personali (GDPR e normativa nazionale).

 

4) Devo informare il lavoratore sul trattamento dei suoi dati?

Si. Il datore di lavoro potrà e dovrà fornire – anche oralmente – l’informativa sul trattamento dei dati personali, che potrà eventualmente omettere le informazioni di cui l’interessato sia già in possesso (cosa che sarà la regola essendo i lavoratori già informati al momento dell’assunzione).

 

5) La mia azienda rientra tra quelle interessate dal divieto di operatività. Posso comunque lavorare in modalità smart working?

Si. Il DPCM 22 marzo 2020 e successive modifiche prevede espressamente la possibilità di continuare a svolgere la propria attività con modalità di “lavoro agile”, ove compatibile.

 

6) Come posso attivare lo smart working?

In via del tutto eccezionale, sino al 31 luglio 2020 è possibile attivare la modalità di lavoro a distanza anche in assenza di accordi individuali, anche unilateralmente da parte delle aziende, verso tutti i lavoratori subordinati. In assenza di accordo scritto, il datore di lavoro deve trasmettere un’autocertificazione e al lavoratore dovrà essere inviata la comunicazione unilaterale di avvio dello smart-working. Gli obblighi di informativa si possono assolvere in via telematica anche ricorrendo alla documentazione disponibile sul sito Inail (Informativa Lavoro Agile del 25 febbraio 2020).

 

7) Cambia qualcosa dal punto di vista della privacy?

Si deve tenere in considerazione la disciplina della privacy europea e nazionale, predisponendo in primo luogo dei presidi minimi di sicurezza per i flussi di dati tra il lavoratore a distanza e l’azienda o i suoi clienti/fornitori.

 

8) Come posso tutelarmi lato privacy?

In caso di attivazione dello smart working, sarà necessario adeguare i contratti con i soggetti autorizzati al trattamento (es., i dipendenti) e adeguare le Istruzioni fornitegli in sede di autorizzazione al contesto di lavoro a distanza.

 

9) Cos’altro posso fare per assicurarmi di non incorrere in sanzioni da parte dell’Autorità Garante?

In caso di attivazione di modalità di lavoro agile, è fortemente consigliata una valutazione di serietà e competenza dei fornitori di servizi (digitali e infrastrutturali) che rendono operativo lo smart working. Inoltre, è sempre consigliata l’adozione di un Regolamento privacy interno per lo smart working, e in caso di fornitura di dispositivi aziendali l’adozione di uno Specifico regolamento sulle modalità d’uso di questi ultimi.

Contatta la filiale più vicina